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A tu per tu con Federica Silvani

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Nella tua biografia si legge che provieni da tutt’altra professione: cosa ti ha spinto ad interessarti al tombolo?

Mi sono avvicinata al tombolo su consiglio di mio marito Francesco, orafo di professione, che mi ha incoraggiato a provare e, ancor di più, spronato ad imparare. Sinceramente all’inizio ho riso perché scettica circa le mie capacità manuali: non sono esperta nel cucito, ho difficoltà persino nel mettere un bottone! Invece, con mio grande stupore, ho scoperto di avere un’ottima manualità al tombolo, probabilmente perché suono da sempre il pianoforte. Così, con innata facilità, mi sono appassionata sin da principio. Questa è un’attività in cui la passione è importantissima: sei seduta davanti al tombolo per ore e ore, a volte giorni, prima di vedere i risultati del tuo lavoro.

Hai studiato con due signore scannesi, com’è stata la tua preparazione?

Si sono entrambe di Scanno le mia insegnanti.
La prima, la signora Roberta, l’ho contatta io: mi ha insegnato una tecnica di tombolo semplice e lineare, simile a quello di Cantù. Roberta, come la maggior parte delle signore della sua età, ha imparato questa tecnica all’asilo: negli anni ’70 erano attivi dei corsi regionali, tenuti da suore. In un secondo momento sono stata contatta dalla signora Adele Di Cesare. Lei, più anziana, cercava qualcuno interessato all’arte del tombolo per poter trasmettere tutte le sue conoscenze in merito, ovvero una tradizione molto più antica ed articolata.
Ebbene, questo nuovo studio si è rivelato molto più complesso per un maggior numero di fuselli e la presenza di punti, forme e motivi molto più elaborati.

Com’erano articolate le lezioni che hai seguito?

All’inizio andavo una volta a settimana, anche ogni dieci giorni: imparavo un punto nuovo e tornata a casa mi esercitavo su quello. Imparare le basi è stato un po’ noioso, tutto ciò che realizzavo erano treccine o strisciette, come le chiamano in gergo.

Quanto tempo hai impiegato per imparare e sentirti padrona di quest’attività?

Ho impiegato un anno per acquisire bene le basi, ma padrona non mi ci sento tutt’ora. Ogni nuovo lavoro, quindi motivo o disegno, ha le sue nuove difficoltà e c’è sempre da imparare. Capita anche di dover disfare e ricominciare da capo.

Nel 2012 la tua prima mostra su lavori realizzati a tombolo, qual era la creazione di cui eri maggiormente orgogliosa?

Non è stata una mostra, è passata per tale, ma si è trattata, in realtà, di una prova per constatare la reazione dei possibili clienti d’innanzi alle mie creazioni. Avevo realizzato qualche centrino e applicazione, ma il tema centrale era il gioiello frutto del mio lavoro e di quello di mio marito. Abbiamo avuto molto successo, così abbiamo brevettato il gioiello. Sicuramente il lavoro di cui sono maggiormente soddisfatta è proprio quest’ultimo, perché abbiamo creato qualcosa che prima non esisteva.

Cosa consiglieresti a chi volesse avvicinarsi a quest’attività?

Non credo ci sia bisogno di doti particolari: è un’attività che deve coinvolgere, da quel momento in poi impari spontaneamente ad essere paziente, meticoloso, ma soprattutto a mantenere la concentrazione. Seppur, all’apparenza, possa sembrare un lavoro solo manuale, l’impegno mentale non è da meno. Occorre sì abilità manuale, ma, al contempo, molta testa.

Hai mai pensato di insegnare a tua volta? Ad esempio sotto forma di attività extracurriculare all’interno di una scuola?

Insegno ad una ragazza per questioni di necessità, ho bisogno di un aiuto nel lavoro. Inoltre, essendoci qui a Scanno una scuola di tombolo, le bambine spesso vengono da me per assistere al mio lavoro, ma anche per ricevere supporto nella realizzazione di qualche punto.
Sono stata contattata da enti pubblici e turisti stranieri, qui in vacanza, con la richiesta di attivare dei corsi, ma, momentaneamente, mi è difficile per questioni di tempo.

Ti consideri un’artista o un ‘artigiana e perché?

Sicuramente più un’artigiana. I nostri gioielli nascono dalla compartecipazione di ben otto mani: le mie, quelle di mio marito, della ragazza che mi aiuta e soprattutto di mia madre, che merita per il contributo che dà d’esser citata. Quindi di artisti dovremmo esser quattro, ma mi sembra più appropriato ritenerci quattro artigiani che mettono cuore, impegno e passione in ciò che creano.

L'arte del tombolo - Federica Silvani

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