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Le pietre infuocate di Madama Angiolina

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Ai tempi di Orlando e Rinaldo, prodi cavalieri dalle coraggiose gesta, una terribile maga chiamata Madama Angiolina viveva in un castello nel bel mezzo del lago di Scanno. Costei aveva un fratello dall’animo vile e pauroso, Corbulante Re di Corfinio. Quest’ultimo aveva desiderio di prendere moglie, ma poiché desiderava la donna più bella del tempo chiese aiuto a sua sorella.

Madama Angiolina interrogò il suo specchio magico, il quale le rivelò che Alda, fanciulla ancora vergine ma sposa di Orlando, fosse la più bella tra tutte.  

Alda venne rapita dalla terribile maga, ma nel momento in cui Corbulante seppe che Carlo Magno, padre della fanciulla, era sulle tracce di chi aveva compiuto tale misfatto, ebbe molta paura. Così Madama Angiolina dovette rinchiudere la fanciulla nella fortezza del suo palazzo.

Iniziò in questo modo il suo complesso e bizzarro rapporto con la bella giovane. Costei era delicata non solo nell’aspetto, ma anche nell’animo, e il suo nobile atteggiamento spinse la maga a provare amore e odio contemporaneamente.

Era trascorso oramai del tempo e Carlo Magno versava oramai nella totale disperazione, quando un pellegrino giunto alla sua corte gli porto la terribile notizia: “Sire, per un orribile maleficio vostra figlia è prigioniera della maga Angiolina, nel lago di Scanno“.

L’uomo, di nobili natali, non vi penso molto, chiamò a raccolta cavalieri e fanti, i quali calvacarono giorni interi, quando finalmente, all’alba di un freddo mattino, giunsero alle sponde del lago.

Madama Angiolina avvertì il pericolo, e scrutando l’orizzonte scorse in lontananza l’esercito che avanzava minaccioso. Presa dal panico iniziò a riflettere su quanto dovesse fare: dapprima pensò di utilizzare la luce del sole per accecare i cavalli, ma poi optò per una soluzione più crudele e degna del suo nome.
Cercò nel cassettone delle chincaglierie malefiche la sua bacchetta magica: oggetto del suo incantesimo erano le pietre della montagna sulle quali indirizzò il fuoco che animava i suoi occhi. Non appena l’esercito si mise in moto, gridando il nome di Alda, per espugnare la rocca, la maga fece piovere una violenta scarica di fulmini sotto forma di sassi rotondi infuocati che sprizzavano fuoco e fiamme.

Molti cavalieri perirono, altri si misero al riparo fuggendo. Madama Angiolina avevo vinto. Ancora oggi quelle pietre globulari si trovano incastrate nelle rocce lungo la strada che conduce a Scanno, e si narra che queste siano i resti dell’infuocata pioggia.

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