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Il Gran Ballo di Carnevale

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Pochi rintocchi allo scoccar della mezzanotte e che il giorno più colorato dell’anno abbia inizio! Il giorno in cui tutto si può essere, ad eccezione di se stessi: Carnevale.

Su di un tappeto di mille coriandoli colorati, passo dopo passo fanno ingresso, in un salone, alcune donne mascherate. Cenerentola è giunta sola, poiché di azzurro ha trovato solo il cielo; le scarpette le ha poi comperate da sé in un negozio in centro, ma non di cristallo, troppo delicato e al contempo doloroso, e Cenerella di soffrire non ha più voglia. A braccetto con la sofisticata Cleopatra, vi è Penelope. La sala è un po’ confusa, che uscisse senza Ulisse nessun se lo sarebbe mai aspettato, ma di attendere invano, lei non ne può proprio più, la bella tessitrice, ora, vuol solo vivere. Continua la sfilata delle moderne principesse, che in codesto giorno ridono, danzano e all’ebrezza del vino si concedono.

È in ritardo più che mai sua maestà Maria Antonietta, le malelingue dicono che per raggiungere un bell’aspetto debba sottoporsi a ore interminabili di trucco; altre ancora mormorano che perde tempo nell’inventare scuse per sfuggire a suo marito.

Rossella O’Hara ammicca a tutti gli uomini presenti,  ma in realtà attende che un Rhett Butler faccia ingresso nella sala per sentirsi ancora una volta amata; Biancaneve è ferma al buffet, un’indigestione di mele presto la coglierà, come se il passato non le avesse insegnato nulla. Quelle donne assai diverse, dietro la maschera che copre loro viso, son emblema dell’esistenza, un mosaico vivente di emozioni.

Entra in sala un’ultima maschera. Tutti ignorano chi sia. Forte del suo candore avanza leggiadra, interamente di bianco vestita, con pizzo e oro bianco è cucito il suo abito. Indossa pochi ed eleganti gioielli, la sala mormora che siano confezionati in antica bottega di Scanno, da una donna abile nell’arte del tombolo. Sembra una fata, o addirittura una dea, è l’unica ad avere il volto scoperto.

Ma chi è?

La libertà, che veste di bianco poiché della vita è sposa. Omaggia le donne che delle sofferenze san fare virtù; quelle madri, figlie, sorelle e amiche, guerriere ineccepibili, che peccano solo di smodata dolcezza e, a volte, ingenuità, ma forti, eleganti e preziose come gioielli. Creature modeste che nel giorno di Carnevale son superbe della loro maschera, ignare che, domani, quando quella maschera cadrà, resteranno delle regine.

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