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Le Glorie di Scanno

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Un sol giorno al 10 novembre, quand’ecco che a Scanno una leggenda rivive, una festa riveste l’intero paese e una competizione anima i più giovani. È il giorno delle Glorie di San Martino, una cerimonia di origine agropastorale, che celebra il fuoco. In Europa sono ancor molti i riti del fuoco con l’obbiettivo a di superare il timore atavico della mancanza della luce del sole e di propiziarne il ritorno.

La leggenda

In un giorno di Novembre assai oscuro, piovoso e dal freddo pungente, un cavaliere s’imbattette in un mendicante vestito di stracci e provato dal forte gelo. Mosso da compassione gli cedette il suo mantello, ovviamente non senza cadere anch’esso nella braccia del gelo. Quel gesto, così ricco di umanità, fu premiato: il sole squarciò le nuvole e scaldò la terra per portare sollievo a quel cavaliere, il cui nome era Martino.  Questa è la leggenda che v’è dietro i giorni caldi di novembre, meglio conosciuti come l’“Estate di San Martino”.

La festa

I preparativi per questa ricorrenza iniziano un bel po’ prima, precisamente con l’impegno dei più di raccogliere più legna possibile per costruire le Glorie (alte fino a 20 metri). Quest’ultime son tre, tre come le alture dove si vanno ad ergere, la Cardella, la Plaia e la Decontra; l’ultima vanta d’esser il luogo d’origine della festa, in quanto secondo la leggenda vi si trova la grotta dove Martino si andò a riparare. La costruzione delle Glorie, che sono una sorta di altissime torri, è un’opera che richiede un’immensa abilità, nonché la lieta partecipazione dei tre gruppi in cui son divisi i rioni. Quando le Glorie si stagliano verso l’alto, si prepara l’accensione, affidata ad un giovane con un gesto propiziatorio, ovvero il lancio di una pertica infuocata. Le tre contrade sono in competizione da anni e la vittoria vien affidata seguendo più criteri: l’altezza della Gloria, la durata del rogo e l’ampiezza delle fiamme. Quando i roghi son ormai spenti ciascun corteo porta il tozzone di trono centrale (Palancone) alla sposa novella di ciascun rione, che ringrazia offrendo in cambio il vino novello ed altre cibarie.  È tangente la compresenza dell’elemento pagano in questa festività;  eppure tra la fusione del sacro e profano, di un pizzico d’esoterismo e religiosità, è il modo ideale per salutare il sole e visitare uno dei borghi più belli d’Italia.

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