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A tu per tu con Francesco Rotolo

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Ciao Francesco, tu sei un orafo, nonché colui che ha fatto sì che le splendide creazioni di tua moglie, Federica, diventassero gioielli. Come e perché hai scelto questo mestiere?

Io sono un figlio d’arte, vale a dire che mio padre, mio nonno e il mio bisnonno sono stati orafi. Quindi potrei dire d’esser nato e cresciuto all’interno di questo prezioso mondo. C’è una massima che recita: “Fa’ il lavoro di tuo padre, perché metà lavoro è già fatto” e devo ammettere che nulla è di più vero. Già a sette anni mio padre mi chiedeva di recarmi in bottega, e quando gli domandavo a far cosa, lui mi rispondeva ad osservare, difatti i grandi segreti del mio lavoro li ho appresi osservandoli, come la posizione giusta delle mani. Questo è un lavoro che si basa su moltissime tecniche, basti solo pensare al traforo (tecnica tipica scannese), allo sbalzo o all’incisione, ma anche saldare o laminare i metalli sono tutte attività che necessitano l’esempio della manualità di un buon maestro. Non a caso si dice che “il mestiere si ruba con gli occhi”; ad esempio, osservando un mio collega, mentre ero a Vicenza, ho imparato a incastonare, una tecnica desueta a Scanno.

Oltre ad una buona manualità, che matura con l’esperienza, quali virtù dovrebbe possedere un giovane per diventare un buon orafo?

Per quanto mi riguarda vi è bisogno di una smodata curiosità, che nasce dalla passione e dall’innamoramento per il mondo dell’oro e delle pietre. Io sono sempre stato attratto, sin da bambino, dalle pietre e da tutte le loro proprietà e colori. Il periodo che sono stato in America, ho infatti notato che il manufatto italiano fosse di gran lunga più apprezzato di quello russo, inglese o di altre nazioni; questo perché all’interno dell’oreficeria italiana è sempre stato rilevato un “qualcosa” in più. Quel “qualcosa” è frutto della passione che noi orafi mettiamo in ciò che creiamo: un connubio di forme e colori, la cui unica fonte di ispirazione ci viene sussurrata dalla storia e dai paesaggi naturali che ci circondano.

Quindi a un giovane di oggi cosa consigli?

Di certo ritengo che la formazione scolastica sia ottimale per l’acquisizione di concetti come la chimica dei metalli, le giuste temperature di fusione o i tempi di lavorazione, ma tutto questo se non è supportato da una buona gavetta all’interno di una bottega, si rivela nullo. Molti giovani dopo un anno, due, terminata la scuola di oreficeria, lasciano il mestiere, e questo evento ha quasi sempre due spiegazioni: la prima, e più scontata, è la presa di coscienza di non amare abbastanza il mondo del gioiello, la seconda, che purtroppo molto spesso alimenta la prima, è la mole dei costi a cui dovrebbero far fronte per svolgere in maniera ottimale quest’attività. Il costo della materia prima per un orafo è molto grande: a partire dai metalli, come l’oro, che in questo momento è davvero molto caro, fino a giungere agli utensili per lavorare. Il costo di tutto ciò per un giovane, visti i tempi attuali, diviene proibitivo. Per non parlare del fatto che quello dell’orefice è un lavoro creativo, quindi spesso il prodotto creato non soddisfa le aspettative, e si deve ricominciare da capo, il che comporta, non solo, una perdita di tempo, ma soprattutto di denaro.

Come ti piace considerarti: un artista o un artigiano?

Sicuramente un artigiano. Artisti per me sono figure come Caravaggio, Donatello, quindi io preferisco peccare d’umiltà. Sono contento che molte persone mi considerino un artista, in quanto anch’io, effettivamente, dal nulla creo forme, un po’ come uno scultore, difatti ho realizzato qualche scultura in bronzo. Un mio sogno sarebbe creare anche statue di ferro e pietra, e spero pian piano di riuscirci.
Ad ogni modo non mi considero un’artista perché creo un qualcosa, in quanto credo che tutti avrebbero la possibilità di avere una vita creativa, se solo ci provassero. Io vivo di attimi afferrati, utilizzando sempre al massimo i miei sensi, questi attimi divengono idee e le idee si trasformano in forme. Ebbene io credo che chiunque, se ci provasse, potrebbe riuscirci.

Del tuo lavoro, qual è la creazione di cui ti senti più soddisfatto?

Come orafo di cose ne ho create molte, e me le porto tutte dentro, tant’è che sono arrivato al punto che quasi quasi mi dispiaceva venderle. Però sfogliando le raccolte delle varie scuole di oreficeria, è visibilissimo che le forme tornano, ed è anche normale poiché i gioielli si creano da millenni. Di conseguenza il nostro gioiello, nato dal sodalizio tra l’antica arte del tombolo e l’oreficeria, ci ha dato una soddisfazione immensa in quanto siamo stati i primi in assoluto. Oltretutto il gioiello che abbiamo creato mi piace molto in quanto credo sia elegante e femminile. Con le forme e i motivi abbiamo un ventaglio di scelta ampio, e la nostra fantasia può trovare la sua dimensione ideale. Non è stato semplice giungere a questo risultato, anzi Federica l’ho fatta penare un bel pò per raggiungere l’obbiettivo che mi ero prefissato. Infine, concludo dicendo che parte della nostra soddisfazione può essere ricercata anche nei prezzi che riusciamo a fare per i nostri gioielli, affatto proibitivi, ma, anzi, accessibili per moltissime fasce di clienti, il che permette a tutte le donne di rivestirsi di fascino ed eleganza.

Francesco-Rotolo

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